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Storia di San Marino
Nella Repubblica di San Marino il culto del Santo, cui si fa risalire il merito di aver fondato la Repubblica, è diffuso e sinceramente sentito. La figura del Santo Fondatore è avvolta nella leggenda: Marino un tagliapietre, venuto al tempo dell'Imperatore Diocleziano dalla natia isola di Arbe in Dalmazia (ora Croazia) a Rimini per la costruzione del porto, salì poi sul Monte Titano per sfuggire alle persecuzioni contro i Cristiani e vi fondò una piccola comunità. Secondo la tradizione ciò avvenne nell'anno 301 d.C. e i Sammarinesi conteggiano da questa data l'esistenza della Repubblica (nei documenti ufficiali si usa la doppia datazione: es. 2009/1708 d.F.R – dalla fondazione della Repubblica).

Al di là della leggenda che non sappiamo con certezza quanto di vero nasconda, è certo comunque che la zona fu abitata fin dai tempi preistorici, ma è solo dall’età medioevale che abbiamo notizie sulla esistenza di un Cenobio, di una Pieve, di un Castello, di elementi in definitiva che convergono ad una conferma del fatto che sulla vetta del Monte Titano esisteva una Comunità organizzata.

Mentre l’autorità dell’Impero si andava attenuando e quando ancora non si era affermato il potere temporale del Papato, si affermò qui, come in altre città d’Italia, la volontà dei cittadini di dare a se stessi una forma di governo. Ecco quindi il Comune. E la piccola comunità del Monte Titano, memore della figura del tagliapietre Marino, si chiamò inizialmente “Terra di San Marino” poi “Comune di San Marino” e infine “Repubblica di San Marino”. Queste le origini del corpo sociale che affidò il proprio autogoverno all’assemblea dei capi-famiglia cui venne dato il nome di Arengo presieduto da un Rettore. A tale assemblea nel culto della pace e della concordia si deve la definizione delle prime leggi, gli Statuti, ispirati a principi democratici. Mentre il corpo sociale cresceva, a condividere la responsabilità dell’esecutivo, accanto al Rettore, venne nominato un Capitano Difensore.

Ma è solo nel 1243 che si ha notizia dei primi due Consules, Oddone Scarito e Filippo da Sterpeto. Per più di un secolo i nomi dei loro successori, chiamati in seguito Capitani Reggenti,  ci sono pervenuti solo frammentariamente, ma dal 1360 la serie è ininterrotta fino ai giorni nostri.

Ed è per merito  della validità e solidità di queste istituzioni e  della saggezza che ispirò l’antico Comune Sammarinese che il corpo sociale seppe fronteggiare pericolose situazioni e consolidare la propria autonomia.

Le vicende furono complesse e difficili e gli esiti talvolta incerti, ma l’amore della libertà contribuì infine a conservare il patrimonio di autonomia di cui il Comune godeva.

Significative furono le contese coi Vescovi del Montefeltro che pretendevano il pagamento del tributo; ma alla fine i sammarinesi prevalsero conseguendo l’emancipazione politico-amministrativa.

I Sammarinesi difesero le mura della loro città adottando una struttura militare notevole per l’epoca, temuta dai nemici ed apprezzata dagli alleati tanto che spesso  parteciparono alle lotte a fianco dei Duchi di Urbino, fautori del partito ghibellino.

Il territorio sammarinese si estendeva nel Medioevo a breve distanza dal Monte Titano e tale rimase fino al 1463, quando i sammarinesi presero parte all’alleanza contro Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini. La guerra fu vittoriosa e a San Marino, come era stato concordato, il Papa Pio II  attribuì i Castelli di Fiorentino, Montegiardino e Serravalle. Il Castello di Faetano entrò a far parte del territorio sammarinese per dedizione spontanea.

Questa fu l’ultima guerra combattuta da San Marino e dallo stesso anno 1463 il territorio è rimasto invariato .

Due volte la Repubblica di San Marino fu occupata militarmente, ma solo per pochi mesi: nel 1503 da Cesare Borgia detto il Valentino e nel 1739 dal Cardinale Giulio Alberoni.

Dal Borgia riuscì a liberarsi per la morte del tiranno.

Dal Cardinale Alberoni seppe sottrarsi con la disobbedienza civile al sopruso e inviando clandestinamente messaggi per ottenere giustizia al Sommo Pontefice, che riconobbe il buon diritto di San Marino e ne ripristinò l’indipendenza.

Napoleone nel 1797,durante la campagna d’Italia, offrì alla Repubblica di San Marino doni, amicizia e l’estensione del territorio fino a Rimini. I Sammarinesi furono grati per l’onore di tali elargizioni, ma rifiutarono con istintiva saggezza l’ampliamento territoriale “paghi dei loro confini” e questo salvò San Marino nella successiva restaurazione del congresso di Vienna del 1815.

Il presidente americano Abramo Lincoln nel 1861 dimostrò la sua simpatia e la sua amicizia per San Marino scrivendo fra l’altro ai Capitani Reggenti: “Benché il Vostro dominio sia piccolo nondimeno il Vostro Stato è uno dei più onorati di tutta la storia...”.

San Marino vanta una tradizione di ospitalità eccezionale in tutti i tempi. In questa terra di libertà non fu infatti mai negato il diritto d'asilo e l'aiuto ai perseguitati dalla sventura e dalla tirannide, qualunque fossero la loro condizione e le loro idee. Citeremo solo due esempi fra i tanti che si potrebbero elencare: Giuseppe Garibaldi, nel 1849, in fuga dalla caduta della Repubblica Romana,  circondato da tre eserciti, venne ospitato e trovò insperata salvezza a San Marino assieme ai suoi compagni superstiti.

Durante l'ultimo conflitto mondiale, San Marino, Stato neutrale, ospitò e sfamò oltre 100.000 rifugiati che fuggivano dai bombardamenti nella vicina riviera.

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